La ricerca artistica di Stefano De Santis è profondamente spirituale, non tanto nella scelta dei soggetti quanto nel modo in cui egli manipola la materia, che si tratti di argilla o di bronzo. Le sue figure sembrano anelare costantemente a un altrove: corpi allungati, protesi verso l’alto, con lo sguardo perduto in un infinito di pura trascendenza. Questa tensione interiore anima le forme forgiate dalle sue mani come una fiamma che, nel distruggere, costruisce e modella.Le sue sculture, sinuose e verticali, presentano braccia aderenti al corpo e una tensione estatica in cui il soggetto, consapevole di sé, interiorizza la contemplazione del proprio essere e della realtà circostante. In una società ossessionata dal “nuovo” o dall’unicum, si rischia di sottovalutare la sua ricerca e di non cogliere l’autenticità del suo linguaggio, che non nasce da un esercizio di citazione dei maestri del passato, ma da una necessità espressiva radicata nel suo vissuto artistico e creativo.
Nel contesto della mostra Atlante del messaggero, presentata in occasione della Bracciano Art Week 2026, dedicata al tema “La libertà contiene l’amore, l’amore non contiene la libertà”, questa tensione spirituale trova una risonanza particolarmente intensa. Le opere di De Santis si inseriscono in un dialogo naturale con lo spazio architettonico che le accoglie, il Chiostro degli Agostiniani, luogo significativo per la città di Bracciano e per la sua memoria collettiva. Le sue sculture non invadono l’ambiente come presenze ingombranti, ma lo abitano con la delicatezza di un ospite consapevole, instaurando un dialogo sottile tra passato e presente, tra ieri e oggi, lungo un filo spaziotemporale che non si spezza. In questo tempospazio di relazione, quasi mistico, ciascuno e incontrare l’altro e condividere il proprio sé, in una ricerca continua, e mai sazia senso.
Stefano De Santis’ artistic research is profoundly spiritual, not so much in his choice of subjects as in the way he manipulates the material, whether clay or bronze. His figures seem to constantly yearn for something else: elongated bodies, reaching upward, their gaze lost in an infinite, pure transcendence. This inner tension animates the forms forged by his hands, like a flame that, in destroying, builds and shapes. His sinuous, vertical sculptures feature arms clinging to the body and an ecstatic tension in which the subject, self-aware, internalises the contemplation of their own being and the surrounding reality. In a society obsessed with the “new” or the unique, we risk underestimating his research and failing to grasp the authenticity of his language, which does not arise from an exercise in quoting past masters, but from an expressive need rooted in his artistic and creative experience.
In the context of the exhibition Atlante del messaggero, presented during Bracciano Art Week 2026, dedicated to the theme “Freedom contains love, love does not contain freedom,” this spiritual tension finds a particularly intense resonance. De Santis’ works enter into a natural dialogue with the architectural space that houses them, the Chiostro degli Agostiniani, a significant place for the city of Bracciano and its collective memory. His sculptures do not invade the space like cumbersome presences, but inhabit it with the delicacy of a conscious guest, establishing a subtle dialogue between past and present, between yesterday and today, along an unbroken spatiotemporal thread. In this almost mystical time-space of relationship, each person encounters the other and shares their own self, in a continuous and never-ending search.